domenica 30 agosto 2009
Giovedì mattina
Giovedì mattina si svegliò alle nove in punto consapevole di una cosa. Aveva capito il senso della vita. Aveva trovato la risposta a tutte le domande esistenziali fondamentali. Forse per un errore del fato, forse per una mistica predestinazione o per una coincidenza così improbabile da non esser mai ancora accaduta. Lo sapeva e basta.
Si infilò rapidamente il cappotto, uscì di casa e salì le scale del suo palazzo a grandi salti, fino ad arrivare sul tetto. Da lassù iniziò guardare curiosamente quei buffi puntini sotto di lui chiamati persone, che si muovevano freneticamente senza saperne il perché, immersi costantemente in una nebbia di illusioni così fitta da essere spaventosamente confortante.
E rise.
Rise di cuore, fino a sentire il mal di pancia.
Sentì scorrere dentro di lui un brivido, miscuglio di pateticità e pietà, che lo faceva sentire eccitato, sovrumano.
Rideva di quelli che fino al giorno prima aveva considerato suoi simili, che lo avevano trascinato nella loro nebbia.
Scese in strada. Completamente nudo, con indosso il solo cappotto.
Camminava con un sorrisetto compiaciuto stampato sulle le labbra, mentre passava lentamente in rassegna con lo sguardo tutto ciò che lo circondava. Era in grado di spegarsi tutto, dalla fruttivendola all’asfalto bagnato, dalle insegne pubblicitarie agli alberi, agli uccelli in volo.
Ogni cosa.
Le persone lo guardavano con aria esterrefatta mentre camminava curiosamente seminudo, con i genitali esposti.
Ma lui non ci badò più di tanto.
Era troppo preso ad osservare ed a ridere di un uomo vestito elegantemente che teneva salda nelle mani una valigetta ventiquattr’ore, mentre accelerava in maniera forzata il suo passo, creando inconsapevolmente un buffo movimento con il sedere, simile a quello delle oche.
Gli venne in mente di fermarlo e di spiegargli tutto, di renderlo consapevole della sua ridicolezza, di rivelare a tutti il suo meraviglioso segreto , di renderlo pubblico, costruendo con poche parole un’ umanità consapevole e migliore, senza guerre, senza povertà, senza malattie, stracolma di felicità.
Ma poi ci ripensò: “Il grande mistero, per il quale da sempre sono stati sprecati vanamente fiumi di inchiostro, di sangue, di merda, di mattoni e di vite è stato donato solamente a me, unicamente a me. Sono l’unico sacerdote della verità, l’irripetibile custode della logica fondamentale. Perché spogliarmi di queste vesti sacre? Perché mai dovrei uniformarmi al resto dell’ umanità, perdere il mio privilegio, condividere il supremo segreto con dei caproni che non lo capirebbero neanche? Meglio tenerlo per me, solo per me, meglio essere l’Unico”
La sua vita successiva a quel momento fu diversa.
Raggiunse una posizione importantissima, era il più ricco del pianeta, il più famoso ed il più apprezzato. Le persone non sapevano perché lo adoravano, lui infatti non aveva né alcuna abilità né alcuna voglia di acquisirla, era un pessimo retore ed un misantropo. Intuivano semplicemente in lui qualcosa di diverso, di profondamente rassicurante, di inspiegabilmente protettivo.
Lo adoravano.
Lui però non era assolutamente felice.
Ora che tutto gli era chiaro iniziava ad avvertire una devastante sensazione di noia, di vuoto. Si sentiva profondamente solo. Solo nella sua consapevolezza, solo nella sua superiorità.
Egli giaceva su un altissimo piedistallo, al di sopra della massa informe del popolo, che si muoveva inconsapevolmente nella nebbia. Ma sopra quel piedistallo era solo. Profondamente annoiato. Unico custode di un peso troppo pesante per lui, che non riusciva a sostenere.
Un giovedì decise di togliersi dalle spalle questo peso e di rendere a tutti noto il senso della vita.
Accese il computer, si collegò ad internet, scrisse il senso della vita sul suo blog.
Dopo 40 secondi di commenti offensivi per la sua presunzione fu bannato dagli amministratori.
Salì le scale di fretta, osservò i puntini sotto di lui, li bestemmiò e si gettò nel vuoto.
Chi è Sicioldr
Infatti, mentre i miei compagnucci disegnavano simpatiche casette colorate, cavallini, cani, i fratellini e le dolci collinette del loro animo sereno io, solitario nel mio banco, con strane espressioni facciali e rumori vaghi, disegnavo enormi castelli arrotolati , mostri, inferni, dinosauri , paesaggi metafisici, lande nere e desolate, alberi spezzati ed assurdamente contorti .
Sono un essere umano di sesso maschile , razza bianca caucasica colore dei capelli nero, colore degli occhi marrone-verde alto cinque piedi e dieci pollici pesante centocinquanta libbre.
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